Coronavirus

Covid, Gimbe: “No all’abolizione delle mascherine al chiuso”

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“Discesa della quarta ondata non significa circolazione endemica del virus né, tanto meno, fine della pandemia. Indipendentemente dal termine dello stato di emergenza, al momento è impossibile abolire misure di sanità pubblica come mascherine al chiuso e isolamento dei positivi, indispensabili per consentire la completa riapertura di tutte le attività”. E’ l’allerta del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta che sottolinea: “Con 50 mila nuovi casi al giorno, tasso di positività dei tamponi al 10% e quasi 1,3 milioni di casi attualmente positivi la circolazione del virus è ancora piuttosto elevata”.

Sono in calo da quattro settimane i nuovi casi di Covid-19 registrati in Italia, ma la discesa – osserva Gimbe – vede una frenata nel corso dell’ultima settimana: dal 16 al 22 febbraio sono stati 349.122 con un -20,6%, a fronte del -32% della settimana precedente. Il calo è andato di pari passo a un’ulteriore riduzione dei tamponi totali effettuati (-19,6%). Nello stesso arco di tempo, in tutte le Regioni si rileva una riduzione percentuale dei nuovi casi: dal -0,5% della Calabria al -35,9% del Friuli-Venezia Giulia.

Continua a calare in modo costante la pressione dell’epidemia di Covid-19 sugli ospedali. Negli ultimi 7 giorni – rileva l’istituto – risulta stabile sia il trend di riduzione dei posti letto occupati da pazienti Covid nei reparti di area medica (-16,2%), che quello della riduzione dei posti in terapia intensiva (-19,9%). Anche i decessi dovuti al Sars-Cov-2 continuano a calare con un trend stabile: sono stati 1.828, pari a -15,8% rispetto alla settimana precedente. Dal 9 al 15 febbraio si era registrato -14,9% ricoverati in area medica, -18,7% in intensiva e -16% decessi.

Negli ultimi 7 giorni solo 59mila nuovi vaccinati: si conferma il crollo negli over 50 (-44%) e nella fascia 5-11 (-57,1%), nella settimana 16-22 febbraio. Sono 4,9 milioni le persone senza nemmeno una dose vaccinabili subito e 2,17 milioni di guariti protetti solo temporaneamente. Questo quanto emerge dal monitoraggio indipendente della Fondazione. Per le terze dosi tasso di copertura all’84,9% con nette differenze regionali. “L’efficacia di tre dosi di vaccino nei confronti della malattia severa rimane elevata”.

In Italia, resta al 9% la percentuale di posti letto in terapia intensiva occupati da pazienti con Covid-19. Mentre scende al 19% (-1%) l’occupazione dei posti nei reparti di area medica e, in 24 ore, questo valore cala anche in 19 regioni: Abruzzo (al 30%), Basilicata (29%), Calabria (29%), Campania (20%), Emilia Romagna (18%), Friuli Venezia Giulia (23%), Lazio (25%), Liguria (23%), Lombardia (11%), Marche (24%), Molise (14%), Pa Trento (13%), Piemonte (16%), Puglia (24%), Sardegna (22%), Sicilia (30%), Umbria (24%), Valle d’Aosta (18%) e Veneto (12%). Questi i dati del monitoraggio quotidiano Agenas, aggiornati al 23 febbraio.

Nel dettaglio, rispetto al giorno precedente (22 febbraio), la percentuale di posti letto in terapia intensiva occupati da pazienti con Covid-19 cresce solo nelle Marche (13%) e in Toscana (11%), cala in 10 regioni: Basilicata (3%), Friuli Venezia Giulia (9%), Liguria (10%), Lombardia (7%), Molise (8%), Piemonte (7%), Puglia (10%), Sicilia (9%), Valle d’Aosta (9%) e Veneto (5%). Il tasso di occupazione delle intensive è, invece, stabile in 9 regioni e province autonome: Abruzzo (all’8%), Calabria (13%),Campania (7%), Emilia Romagna (11%), Lazio (15%), Pa Bolzano (2%), Pa Trento (8%), Sardegna (13%), Umbria (9%). Per quanto riguarda l’occupazione dei posti letto nei reparti di area medica (o ‘non critica’) da parte di pazienti con Covid-19, secondo il monitoraggio quotidiano dell’Agenzia Nazionale dei servizi sanitari regionali (Agenas), a livello giornaliero, la percentuale cresce solo nella Provincia autonoma di Bolzano (18%) mentre scende in 19 regioni: Abruzzo (al 30%), Basilicata (29%), Calabria (29%), Campania (20%), Emilia Romagna (18%), Friuli Venezia Giulia (23%), Lazio (25%), Liguria (23%), Lombardia (11%), Marche (24%), Molise (14%), Pa Trento (13%), Piemonte (16%), Puglia (24%), Sardegna (22%), Sicilia (30%), Umbria (24%), Valle d’Aosta (18%) e Veneto (12%). Il tasso è stabile, infine, in Toscana (19%).

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